Pages Menu
Categories Menu

Scritto on 3 Feb 2017 in In evidenza, Marathon | 0 commenti

Gianni Sasso riparte da..Napoli

Gianni Sasso riparte da..Napoli

Articolo di Pasquale Raicaldo su Repubblica.it

Da Rio a Napoli, eroe in stampelle. Gianni Sasso riparte dalla mezza maratona.

L’atleta paralimpico, che perse una gamba a 16 anni, in gara domenica aspettando Barcellona: “A marzo gareggio per il record del mondo”

I traguardi diventano punti di partenza. Un obiettivo tira l’altro. E’ così da sempre, per Gianni Sasso. Aveva appena 16 anni, quando un tragico incidente gli cambiò la vita: rotolò sull’asfalto, vide sfuggirgli la gamba. Un dolore atroce. Era una promessa del calcio, nella sua Ischia: dovette ricostruirsi un futuro. Senza mai voltarsi indietro: “Non c’è tempo per i rimpianti”. E senza rinunciare ai suoi sogni.

L’ultimo lo ha coronato a settembre, prendendo parte alle Paralimpiadi, disciplina triathlon: nuoto, corsa e bici, tutto senza una gamba. Oggi riannoda il filo dei ricordi: “Resta una cosa enorme, quell’esperienza: ne conserverò per sempre le singole emozioni, l’attenzione dei media, la vetrina mondiale. Ma non potevo fermarmi, non io: voglio migliorarmi sempre. E ripeto: non supero gli ostacoli, ma vivo ogni giorno come se non ci fossero. E spesso è proprio così: i limiti sono soprattutto mentali”.

Così, Sasso domenica prenderà parte – a 47 anni – alla “Napoli City Half Marathon”. Ricomincia dal podismo, l’atleta ischitano che è anche una colonna della Nazionale di calcio per amputati (è reduce proprio dal ritiro in azzurro, a ottobre 2017 gli Europei in Turchia) e che fu protagonista della Maratona di New York nel 2008 e soprattutto di quella di Amsterdam, nel 2012, quando – con un tempo di 4h 28’, stabilì il record mondiale della sua categoria.

Ora, riparte da Napoli, a due passi da casa: “Questa è una tappa di avvicinamento alla Maratona di Barcellona (in programma il prossimo 12 marzo con il patrocinio del Comitato italiano paralimpico), dove vorrei stabilire il nuovo record del mondo. Mi sento bene fisicamente, mi sto allenando con Emmanuel Scotto D’Abusco, che mi segue meticolosamente. E a Napoli, che è la mia città, spero di chiudere in 2h 6’: un obiettivo alla mia portata”.

Dalla protesi alla Pistorius, che l’ha accompagnato nella fatica di Rio de Janeiro (“Non è stato facile abituarmi”) al ritorno alle stampelle, le stesse che lo accompagnarono in Olanda, quando sorprese tutti con il primato mondiale, che ancora gli appartiene nella sua categoria. Le stesse stampelle con cui riprese a giocare a calcio, dopo l’incidente, come se nulla fosse: “Non mi sono fermato, mai. In molti mi sono stati vicini, a cominciare da papà Ciro e mamma Angelina: ritrovarsi così giovani senza una gamba, in una società assai meno inclusiva verso i disabili rispetto a quella odierna, non è stato semplice. Lo sport mi ha aiutato, eccome: è la molla attraverso la quale affrontare le sfide, una dopo l’altra. I veri ostacoli, le barriere più difficili da superare, sono quelle di una quotidianità che, soprattutto al Sud, si rivela complicata per chi ha disabilità”.

Icona, simbolo, esempio. Gira le scuole d’Italia per raccontarsi e raccontare. Insegna a credere nei propri sogni, sempre: “Perché i problemi sono sempre relativi: anche il mio, che volete che sia non avere una gamba?”. Poi, sorride e, dalla sua Ischia, guarda dall’altro lato del mare: “Domenica corro a Napoli, non vedo l’ora. Sarà un nuovo punto di partenza”. Naturalmente.