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Scritto on 22 Lug 2016 in In evidenza, Triathlon | 0 commenti

Il Sasso non si ferma e rotola fino a Rio

Il Sasso non si ferma e rotola fino a Rio

Articolo di Sebastian Donzella su Gazzetta.it

Paralimpici: il Sasso non si ferma e rotola…fino a Rio nel triathlon 

Un incidente in vespa a 16 anni non lo ha fermato e a 46 anni corona il suo sogno olimpico nella disciplina che ha scoperto appena da 3 anni. La dedica ai genitori. “Ho capito che non potevo piangermi addosso: non mi hanno fatto mai sentire di avere un limite”

bici_londraCome fa un Sasso a restare di…sasso? Con una telefonata che premia anni di sacrifici e ti annuncia di preparare i bagagli perché quest’estate si va a Rio. Gianni Sasso, 46enne azzurro del paratriathlon, racconta come ha scoperto, durante la preparazione per i Mondiali di Rotterdam in programma nel weekend, che a settembre sarò ai Giochi Paralimpici: “Non dimenticherò mai la convocazione per il Brasile. Ero decimo nel ranking mondiale: non ero qualificato di diritto, ma dovevo ricevere l’ok dalla Federazione Internazionale. Ho aspettato quella benedetta mail con ansia fino all’8 luglio. Poi, mentre ero sul divano a guardare la tv, arriva inattesa la chiamata di Simone Biava, il direttore tecnico della nazionale. Mi dissi che non ce l’avevo fatta: che motivo c’era di telefonarmi? Pensavo volesse consolarmi per l’esclusione. Invece le sue parole, indimenticabili, furono queste: ‘Tutto a posto? Io so la risposta. Te la dico adesso? Sei dentro’. Lì per lì non c’ho visto più: ho telefonato subito ai miei genitori, Ciro e Angelina, ai quali dedico la qualificazione. A Ischia è successo un po’ di caos, soprattutto sui social: oltre 400 messaggi sulla mia pagina personale, un sacco di chiamate. Sono tutti orgogliosi e io li porto dentro di me quando corro. Adesso, però, il tempo dei festeggiamenti è già finito: domenica ci saranno i Mondiali in Olanda. Ma non farò calcoli: darò il massimo come faccio a ogni gara”.

pista_giappone1000 GIORNI — Una convocazione inaspettata anche perché Gianni, pur essendo un grande sportivo, è un triatleta da meno di 1000 giorni: “A maggio del 2013 vinco la maratona di Amsterdam con il nuovo record in stampelle: 4 ore e 28 minuti. Mi contatta Neil Mac Leod, Project Manager del paratriathlon azzurro, dicendomi che 3 anni dopo il suo sport avrebbe esordito alla Paralimpiade e, visto il mio gran tempo nella corsa, potevo farcela. L’inizio non fu dei migliori: in bici me la cavavo, ma mi buttarono letteralmente in piscina: pur vivendo in un’isola, non ero un gran nuotatore. Diciamo che mi tuffavo a mare per prendere cozze e vongole (ride ndr). L’unica cosa che mi veniva facile era correre sulle stampelle. Il problema, però, è che gli avversari mi battevano pesantemente proprio nella corsa perché utilizzavano le protesi. Ai Mondiali di Londra mi presentavo da bronzo europeo ed ero secondo dopo la frazione in bici, anche grazie all’associazione sportiva Cicliscotto che cura la parte ciclistica. Alla fine, però, arrivai ottavo: gli altri, con la protesi, furono molto più veloci di me e delle mie stampelle. Lì ho capito che se volevo arrivare a Rio dovevo cambiare: non è stato facile, soprattutto perché pensavo che proprio quello fosse il mio pezzo forte”.

raduno_mix201510CAMBIO — Definire Gianni triatleta è riduttivo : ex dirigente di una squadra di calcio a 5 semiprofessionista, bomber della Nazionale di calcio amputati, detentore del record mondiale della maratona nella sua categoria. Un amore, quello per lo sport, che la disabilità non è riuscito a fermare: “Avevo 16 anni ed ero pazzo per il calcio: erano i tempi di Maradona a Napoli, per intenderci. Una sera, dopo aver esordito nella Juniores del mio paese, Forio, stavo rientrando in vespa, guidava un amico. Una macchina invase la nostra corsia e ci prese in pieno. Mi ricordo che alzai la testa e vidi una gamba a 15 metri da me. Pensai subito che fosse quella del mio amico. Stavo per andare ad aiutarlo quando guardai in basso e mi accorsi che era la mia. Iniziai a sentire un dolore assurdo, mi bloccarono l’emorragia con una cintura. Ma non mi sono fermato: ho ripreso anche a giocare a pallone fino ad arrivare in Messico a giocarmi i Mondiali con la Nazionale amputati capitanata dal mio piccolo grande amico Francesco Messori. Grazie all’amore dei miei genitori e dei miei amici ho capito che non potevo piangermi addosso: non mi hanno fatto mai sentire di avere un limite. Mi hanno fatto capire che se trovo un masso in mezzo alla strada non devo dispiacermi di non poterlo saltarlo come gli altri ma devo cercare di aggirarlo in modo di poterci ritrovare tutti insieme dall’altro lato”.

raduno_mix20154MASSO — Dietro il masso, per Gianni, si trova una città di nome Rio: “Sono sicuro che sarà un’avventura fantastica, mi emoziono solo a pensarci. In Brasile sarò un cercatore: sia di metallo che di armonia. Nel primo caso so che sarà veramente difficile andare a medaglia ma sicuramente non farò tutti quei kilometri per fare una vacanza. Sarebbe bello finire sul podio insieme a Michele Ferrarin, compagno di nazionale e numero uno al mondo, magari festeggiando anche la medaglia di Giovanni Achenza (il terzo azzurro convocato che gareggia in handbike NdR). Per quanto riguarda l’armonia la cercherò dentro il villaggio: in un mondo che vive momenti così difficili sarà bellissimo vedere rappresentanti di tutti i popoli condividere in pace e in amicizia l’esperienza paralimpica”.