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Scritto on 20 Dic 2013 in Altro | 0 commenti

Rincominciare a vivere dopo un incidente – Nicole Cascione intervista Sasso

Rincominciare a vivere dopo un incidente – Nicole Cascione intervista Sasso

genitoriRicominciare a vivere dopo un incidente stradale: la storia di Gianni Sasso. Vivere giorno dopo giorno assaporando il bello della vita. A cura di Nicole Cascione

Gianni Sasso all’età di 16 anni visse un trauma tremendo: un incidente stradale lo privò della gamba sinistra mentre rientrava da una partita di pallone. Una tragedia terribile dalla quale Gianni riuscì a venirne fuori grazie alla forza di volontà e all’affetto dei suoi cari. Da quel momento in poi la sua vita fu un continuo allenamento, duro lavoro e indescrivibili sacrifici che l’hanno portato a conseguire grandi vittorie. Indimenticabile la sua partecipazione alla storica maratona di New York nel 2008, quando con il solo ausilio delle stampelle, raggiunse il traguardo dopo 5 ore, 5 minuti e 44 secondi, migliorando di quasi un’ora la migliore prestazione della categoria del suo predecessore Fabrizio Macchi. E ancora, la maratona di Amsterdam dove è riuscito a migliorare di 9’22″ il record mondiale di categoria da lui stesso detenuto, portandolo a 4h28’38. Ma Gianni Sasso, non è solo un maratoneta, è anche un ottimo calciatore, in grado di compiere delle vere acrobazie in campo. Il suo segreto? “Imparare a vivere affrontando tutte le difficoltà con la consapevolezza che è possibile superare ogni sorta di difficoltà, credendo in se stessi e con l’aiuto degli altri”.

Chi è Gianni Sasso?
Gianni Sasso è un uomo che cerca sempre di annusare l’odore della vita, le emozioni che essa ci regala. Le emozioni sportive sono materiali, invece quelle che ci regalano le persone a noi care e con cui viviamo la nostra vita sono le fondamenta della stessa.

Gianni, cominciamo da questa domanda: Voglio Vivere Così per te cosa vuol dire?
Io vivo assaporando giorno per giorno ciò che la vita mi regala, iniziando dal sorgere del sole fino al tramonto.

Hai 43 anni e già dall’età di 16 anni hai dovuto subire un trauma terribile per un ragazzo della tua età. Ma tu non ti sei dato per vinto, hai lottato contro il destino e hai ripreso in mano la tua vita. Come ci sei riuscito?
Una famiglia forte alle spalle (nella foto i miei genitori), un gruppo di amici fantastici che tuttora esiste e la consapevolezza che perdere una gamba non era così importante per poter vivere tutte le emozioni che la vita mi ha riservato. Il mio sogno era quello di provare a giocare a calcio a livello agonistico, l’ho realizzato imparando a giocare con le stampelle a livello amatoriale con gli amici di sempre. Perdere un arto è poca cosa in confronto ad altre disabilità più importanti o addirittura a perdere la vita stessa, quindi, rendersi conto di quanto io abbia in realtà ricevuto e la possibilità di viverlo è una spinta in più per vivere. Sono fortunato di vivere e di avere la capacità di emozionarmi. Le difficoltà ci sono per tutti, ma dobbiamo piangere su di esse per pochissimo tempo, per poi trovare un percorso alternativo per vivere felici con noi stessi.

Alla maratona di Amsterdam hai migliorato di 9’22″ il record mondiale di categoria da te stesso detenuto portandolo a 4h 28′ 38″. Qual è il tuo segreto?
Il mio segreto è la consapevolezza di poter sempre migliorare con l’allenamento continuo. Cercare, nonostante gli impedimenti, di far venire fuori la forza che noi tutti abbiamo e saper soffrire nei momenti difficili della preparazione.

Cosa si prova nel raggiungere un record? Quali sono le emozioni che ti pervadono, le sensazioni che ti travolgono?
L’emozione più grande che lo sport mi regala è quella di darmi la grande gioia di poter superare dei limiti che nella realtà non esistono. E poi, il calore delle persone che ti sono vicine, in grado di travolgerti, vale più di qualsiasi riconoscimento.

Per quale motivo non hai partecipato alle Paralimpiadi di Londra 2012?
Purtroppo sono partito tardi per la preparazione con la bici, ma a Rio2016 cercherò di partecipare nel triathlon.

Come si svolge una tua giornata?
Solitamente dopo aver fatto colazione, faccio un po’ di nuoto e poi vado a correre, nei momenti di relax invece guardo il calcio alla tv. Mi piace anche partecipare agli allenamenti della nazionale di calcio amputati, che si svolgono in cittadine sparse dell’Italia, cosa che avviene circa ogni due settimane. Diciamo che la mia è la giornata nomale di uno sportivo che ama divertirsi correndo.

Quali sono i momenti indimenticabili della tua vita? Quelli che ti hanno lasciato un’impronta indelebile?
Le emozioni vissute con una compagna speciale, la perdita delle persone amate. Sportivamente invece, le maratone che ho corso New York, Chicago, Amsterdam con i vari record e la partecipazione alla nazionale amputati.

Fino ad oggi per te ci sono state più rinunce o più soddisfazioni?
Soddisfazioni. Una su tutte: vivere.

Cosa desideri per te?
Un figlio.

Quali sono gli ostacoli e le difficoltà che hai dovuto affrontare? Chi ti è stato accanto?
All’inizio mi sono scontrato contro qualche pregiudizio, poi il mio modo di pormi, mettendo a proprio agio le persone, ha fatto crollare tutti i pregiudizi.

Cosa ti ha insegnato la vita? E cosa pensi di poter insegnare agli altri data la tua esperienza?
La vita è un regalo che ci è stato donato e possiamo viverne le emozioni che ne scaturiscano da essa. La mia esperienza mi porta a dire che bisogna sempre essere contenti di tutto ciò che abbiamo la fortuna di avere e di rendercene conto prima che questo qualcosa ci venga tolto. Bisogna imparare a vivere affrontando tutte le difficoltà con la consapevolezza che è possibile superare ogni sorta di difficoltà, credendo in se stessi e con l’aiuto degli altri.