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Scritto on 2 Gen 2014 in Altro, In evidenza | 0 commenti

Sasso personaggio ischitano dell’anno

Sasso personaggio ischitano dell’anno

Ad Ischia, casa di Gianni Sasso, il settimanale “Corriere dell’Isola” elegge il campione di paratriathlon (e non solo), PERSONAGGIO DELL’ANNO 2013. 

Questa l’intervista rilasciata a Lucia De Luise.

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ISCHIA NEL CUORE, RIO NELLA MENTE

Gianni Sasso: l’animo combattivo di uno sportivo eccellente.

Di Lucia De Luise

Non si poteva scegliere persona diversa che potesse rappresentare per Ischia e Ischitani tutti l’icona di quest’anno. Gianni Sasso, classe ’69, ha sbaragliato tutti i concorrenti e si è piazzato primo in classifica, e nei nostri cuori. La fiamma dello sport arde nell’animo di questo formidabile atleta sin da bambino; il calcio la sua passione, la corsa il suo ardore. L’incidente alla gamba forgia il suo carattere e lo fa diventare, nel tempo, combattivo e tenace nonché, grazie ai suoi successi, molto apprezzato a livello locale e nazionale. Vederlo correre per le strade spesso tortuose dell’isola, ci sia sole cocente o pioggia battente, fa crescere in noi un sentimento eroico: non arrendersi mai. New York, Amsterdam, Berlino e Londra sono solo alcuni dei luoghi in cui Gianni ha fatto brillare il suo talento conquistando titoli e raggiungendo risultati altissimi. Attualmente si trova a Piacenza ad allenarsi per nuove sfide che lo vedranno impegnato durante tutto il 2014, ma il chiodo fisso è uno solo: i giochi olimpici di Rio 2016.

In questo momento vivi a Piacenza. Ci racconti questa nuova esperienza?

«Sono a Piacenza perché l’anno scorso, quando la Federazione italiana di triathlon mi chiamò a un collegiale dove c’erano le convocazioni per entrare a far parte della squadra di para triathlon, ebbi contatto con Pierangelo Vignati, vincitore di una medaglia d’oro alle Para Olimpiadi del 2000, e con lui iniziai a prepararmi da luglio fino a settembre. Avendo una buona propulsione a livello polmonare e cardiaco la nazionale decise di scegliermi. Mi ritrovai a Piacenza poiché Pierangelo è innanzitutto un amico; di seguito venni ad allenarmi per la bici e per il nuoto. Dopo i tre mesi senza sosta ho deciso di puntare in maniera particolare e diretta alle Olimpiadi di Rio del 2016. Dovranno passare altri due anni fitti di impegni, e di conseguenza ho deciso di fare l’atleta a tempo pieno trasferendomi qui».

Dalla tua personalità traspare forza e tanta caparbietà. Cosa ti spinge a non fermarti mai?

«Lo sport fa parte della mia vita, nasco calciatore. Ho perso la gamba quando avevo 16 anni, due ore dopo aver disputato una partita. Grazie agli amici di allora, che tuttora sono sempre presenti nella mia vita, ho imparato a giocare a calcio con le stampelle e devo la mia caparbietà anche a loro. La forza di volontà che mi è stata inculcata da mio padre, e dalla mia famiglia in genere, ha fatto sì che vivessi la mia condizione in modo normalissimo. Le disabilità sono di chi se le pone, non di chi le ha».

L’impresa che porterai sempre nel cuore.

«Porterò sempre nel cuore la mia prima maratona, quella di New York del 2008. Iniziò tutto per gioco un po’ di anni fa e raggiungere il traguardo con gli americani che urlavano il mio nome è stato incredibile. Ottenni un grande successo per quanto riguarda il tempo. Ma, seppur non vogliamo guardare i risultati tecnici, partecipare ad una maratona è fantastico per chiunque; nell’ideologia di tutti è una sfida contro te stesso, sono 42 km di adrenalina pura».

I tuoi tantissimi impegni ti porteranno lontano da Ischia per un bel po’. Cosa ti mancherà di più dell’isola?

«Adesso sono in difficoltà perché non parlo mai di queste cose; sicuramente mi mancherà la mia famiglia e gli amici di sempre con cui condivido tutto. Però, sinceramente, non mi sento mai solo grazie al loro affetto, nonostante sia una persona abbastanza tranquilla e solitaria. Sentirò la mancanza anche della mia terra. Ho girato il mondo ma Ischia è Ischia; non è facile ritrovare il fascino del luogo e il contatto umano».

In conclusione ci descrivi il tuo 2013 e ci dici cosa auguri a te stesso per il 2014?

«Il 2013 è iniziato con propositi di avvicinamento al triathlon: mi diedi 2 mesi di tempo per decidere. Partecipai alla prima competizione a Forio allenandomi soltanto con le stampelle. Da quel momento in poi è stata una cavalcata impressionante: mi hanno convocato dopo 15 giorni per partecipare agli Europei dove abbiamo vinto un bronzo. Poi è arrivato il titolo italiano. Insomma quest’anno è stato bello, anche perché agli sgoccioli del 2012 è nata la nazionale di calcio amputati di cui faccio parte e di cui sono davvero orgoglioso. Per il 2014 non ho più scuse: andrò a Milano dove mi faranno una protesi per disputare il mondiale. Punto al campionato del mondo del Canada ma non solo: la CSI ci porterà in Messico per i mondiali di calcio amputati. Mi auguro di portare il nome di Ischia sempre in alto, poiché l’isola è nel mio cuore ovunque lo sport mi porti».